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Introspezioni classiche

Paolo Garau espone la collezione di Introspezioni classiche presso lo spazio museale del Castello di Fondi: e apre in tal modo la prospettiva di una differente fruizione del suo lavoro di ricerca, dall’antico del Museo Archeologico di Anzio al tardo Medioevo d’una corte signorile, quella dei Caetani. In tal modo l’esperienza dell’itinerario esistenziale -ogni sua scultura ‘ci’ chiama a ripercorrere le systême de notre vie- che dal sé nell’esteriorità della forma che appare (e non è: nell’aporetico suo esser-ci) induce progressivamente a penetrare nel sé profondo, informe (non mai deforme) e multiplo. Il rapporto a cui ciascuno è chiamato, convocato dalle opere è di interlocuzione: ciascuna opera va interrogata profondamente, attentamente, complessivamente e dall'opera ognuno deve lasciarsi interrogare, sedurre, coinvolgere. Il significato della creazione artistica proposta da Paolo Garau s’addensa nella metafora dell’introspezione intesa come apertura-vivisezione dell’esterno per far emergere l’interno, in una prassi dialettica potente e significativamente esistenziale.

Quello che può accadere a ciascun ospite è di confondere la dottrina con la saggezza, (come avrebbe voluto Eliot), lo spazio interiore con il tempo che scorre all'esterno; quel che dovrebbe accadere a ciascun ospite è di accorgersi che nei volti 'secati' potrebbe riconoscere Omero, Virgilio, Agostino, qualche sapiente o potente giunto dai secoli, ma forse potrà o dovrà accogliere la rivelazione di sè, di una parte di sè, quella che non ha ancora individuato.




Angelo Fàvaro