Errori comuni di forma

10. 12. 10
posted by: Damiano Calgaro
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Errore di forma

Cosa accade quando ci troviamo di fronte ad un blocco di creta parzialmente sbozzato? La risposta più ovvia sembrerà quella di proseguire con il lavoro gradatamente e in maniera omogenea sviluppando contemporaneamente le varie fasi di modellazione seguendo magari una bozza o un disegno preparato precedentemente.
Non sempre questo accade e talvolta, sia l'inesperto che il professionista si lasciano assorbire da un particolare continuando a rifermarsi e a curarlo sotto ogni aspetto.
Soffermarsi esclusivamente ad un particolare, sia esso un naso, un occhio, un braccio, porta inevitabilemnte a trascurare tutto il resto perdendo l'immagine di forma che avevamo precedentemente sviluppato nella nostra testa.
Ecco allora che produrremo corpo sproporzionati, volti decenti solo da una visuale, occhi perfetti che diventano insignificanti in una faccia contestualmente banale.
Il rischio peggiore che possiamo correre con questo metodo è senz'ombra di dubbio quello di non riuscire a proseguire con il nostro lavoro. Incapaci a volte di ricreare perfettamente parti simmetriche o di riapplicare lo stesso stile, la stessa forza scultorea a tutto l'insieme restiamo delusi e prevale l'istinto di accantonare l'opera a tempi più favorevoli, ben consci che, ben che vada, rimarrà per anni coperta in un telo di plastica finchè non decideremo di buttarla.
Analizziamo ora, nelle prossime pagine alcuni piccoli stratagemmi e strumenti da adottare per evitare questi fatidici, grossolani e stupidi errori.

Punti di vista

Credo sia scontata l'importanza di procedere l'opera per gradi, preparando un bozzetto e sviluppando via via in maniera omogenea la nostra idea sul risultato finale; un esempio concreto possiamo vederlo perfettamente applicato nella scultura su marmo in cui le varie fasi (scelta del soggetto, bozza su carta, bozzetto in creta, scelta del materiale, sbozzatura, lavoro sui particolari con scalpelli, gradine ecc., levigatura finale) si susseguono l'una all'altra in modo uniforme e costante.
Un altro aspetto che ritengo di vitale importanza per la buona riuscita dell'opera è la necessità di variare quanto più spesso possibile i punti di vista. Solo in questo modo riusciremo a costruire la nostra idea nello spazio, osservandola e immaginandola da ogni angolazione.
L'istinto sarebbe certamente quello di porsi di fronte e sviluppare e ricreare razionalemte gli elementi che riteniamo più interessanti e vitali per la nostra scultura ma in questo modo dimentichiamo che la scultura è un insiem di forme che vanno trattate con superfici tridimensionali, luci e ombre, spazi e vuoti per ricreare quell'armonia che identifica un buon lavoro da un'opera banale. Un altro buon esempio ci viene continuamente offerto dalla musica, una buona composizione è fatta da voci, note, modulazioni, ritmo; che sarebbe di una canzone se un ottima voce fosse accompagnata da suoni stridenti o se in un concerto si sentissero solo forti colpi di batteria ma così forti da coprire ogni altro strumento?
Per questo anche nella scultura dobbiamo adottare dei piccoli accorgimenti per non perdere la visione d'insieme.
La maniera più semplice e meno impegnativa è quella di lavorare, aiutandosi sicuramente con un girello (non ho mai capito il motivo per cui chi è alle prime armi spende centinaia di euro per l'acquisto di mirette inuliti, spatole di ogni tipo e reputa eccessivo il costo di un buon girello e si attrezza alla meno peggio) da diverse angolazioni, da altezze diverse, osservare da vicino, da distante, da terra se occorre...
E' utilissimo anche l'uso di uno specchio messo a 30° gradi rispetto allo scultore in modo da vedere immediatamente lo sviluppo laterale del soggetto.