Codifiche nella scultura

10. 12. 08
posted by: Calga e Gandalf
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Tre Grazie del CanovaCodifiche

Alcuni elementi, alcuni stili, semplici oggetti e soggetti della scultura vengono sempre più spesso celati o esaltati da particolari codifiche. Al di là del significato allegorico che queste codifiche "suggeriscono" (per codifiche si intendono tutte quelle scelte "premeditate" dall'autore secondo cui ad esempio una donna dai fianchi larghi esprime maggior fecondità, due pupille esageratamente grandi implicano maggior phatos e identificazione...) l'attenzione, per comprendere meglio l'opera scultorea, deve essere posta più all'intento che alla realizzazione in se stessa. L'utilizzo di eccessive codifiche, sebbene spesso vengano confuse con lo stile personale e ricercato dell'artista, porta

inequivocabilmente ad un paradosso artistico.


Forzare troppo sulla comunicazione artistica significa "relegare" l'Arte ad un linguaggio.
Perchè allora esprimerci "codificando" quando esiste già un linguaggio, detto verbale, già di per se ricco di parole, significati e regole grammaticali?
Perchè tutto, anche le cose più semplici, devono nascondere sempre altri significati? Perchè non possiamo fidarci delle nostre sensazioni, delle nostre percezioni di fronte ad un opera senza per forza andare a smuovere la parte più razionale del nostro intelletto? Perchè addirittura sforzarci di capire ciò che magari non ha nulla da capire? Perchè addirittura fingere di capire se non abbiamo capito affatto?
Purtroppo, ai giorni nostri, l'utilizzo di un "linguaggio codificato", il più delle volte indecifrabile ed estraneo alla gente comune, anzichè devalorizzare l'opera (come avviene spontaneamente in ogni altra forma d'arte non visiva ed in ogni attività del genere umano) ne accresce il valore ed il rispetto.
Non è più bello ciò che piace, ciò che si apprezza e si capisce, diventa arte solo l'indecifrabile, l'incapibile, l'assurdo.
Per dovere di coerenza dovremmo però cancellare dalle biografie degli "artisti" la parola "capacità di sintesi" e sostituirla invece con "capacità di trasposizione".
La sintesi infatti è un altra cosa, non nasce da decisioni razionali e premeditate, non nasce da calcoli di gusto e di "audience", nasce solo dall'esperienza, dalla sensibilità e dall'abilità del vero Artista!!!

 

Materia, luce e colore (By Gandalf)

Condivido molto di quanto scritto.
Adesso che ci penso, ricordo che termine "linguaggio" è tra i più ricorrenti nelle affermazioni degli artisti che ho avvicinato da quando mi occupo di scultura.
Si potrebbe concludere che per molti, lo scopo centrale del "fare arte" sia quello di elaborare ed affinare un proprio linguaggio espressivo più o meno criptato e abbastanza esclusivo affinchè l'artista sia ben identificabile e caratterizzato. Il resto pare secondario, come se l'opera in sè sia qualcosa che riguarda l'immaginazione del fruitore e non la creatività di chi la produce. L'artista si limita a costruire delle provocazioni estetiche nel proprio linguaggio e con le proprie simbologie o codifiche. Spesso, in questi casi, si impegna a fondo in un lavoro di concettualizzazione redatto in testi critici tanto più corposi quanto più l'opera è ermetica. A volte, insorge il dubbio malevolo che questi esercizi gli servano a convincersi della bontà di quello che ha fatto.
Solo pochi artisti ( ma tra di loro ci sono i due o tre di valore internazionale con cui sono riuscito a parlare) parlano normalmente del loro lavoro in termini di esplorazione interiore e dell'universo che li circonda, di gioia nel raccontare e anche di fatica estenuante nella ricerca di equilibri, contrasti, armonie, forza espressiva etc.. Questi, stranamente, non parlano mai di linguaggio, di simboli, di significati reconditi delle opere realizzate, ma solo di materia, di luce, di colore di quello che hanno in animo di fare. Forse le loro opere hanno il difetto di essere "indicibili" con le parole; ma ho il sospetto, e io sto ancora cercando di capire perchè, che sappiano farsi perfettamente capire da sole, quando osservate da chi ama la bellezza.