Lo spazio tra definizione e scultura

14. 11. 11
posted by: Damiano Calgaro
Visite: 3928

Lo spazio

Chiunque, nel corso della sua infanzia, ha elaborato la propria personale percezione dello spazio, uno spazio fatto di volumi, distanze, corpi, oggetti e vuoti.
La nostra percezione diretta deriva principalmente dai sensi della vista e del tatto ma non è da sottovalutare l'importanza che la nostra mente ha nella sua rielaborazione.
Scolpire, riprodurre figure tridimensionali in uno spazio vuoto (o da uno spazio pieno) mette in movimento tutta una serie di immagini ed elaborazioni mentali, le stesse che utilizziamo quando il senso della vista non può esserci d'aiuto (quando ad esempio cerchiamo qualcosa in una stanza buia).
Lo sviluppo di queste capacità non è cosa da sottovalutare sia nella vita normale sia, e in maniera sicuramente maggiore, per chi utilizza la scultura come mezzo espressivo.


Fin dalle scuole dell'obbligo chiunque è stato accompagnato attraverso il disegno a sviluppare il senso delle sagome e dei colori, ma ben pochi hanno superato questa fase e hanno intrapreso il cammino verso la conoscenza dello spazio. Molto spesso, infatti, anche bravi scultori si avvalgono, nella realizzazione dei loro lavori, più di tecniche derivate dal disegno che non dalla propria personale rielaborazione dei volumi

Sviluppo della percezione spaziale

Purtroppo parlare di recupero o addirittura di riprogrammazione della sensazione di spazialità non è cosa semplice ma alcuni piccoli trucchi possono aprire la nostra mente ad un nuovo modo di vedere le cose.
Pendiamo ad esempio un foglio di carta stropicciato e arrotolato; a prima vista non è nulla di particolare, è così semplice da realizzare... ma proviamo a vederlo sotto un altra ottica: ogni piega è il risultato di una forza impressa per accartocciarlo, ogni superficie è riconducibile ad un piano, proviamo a contare quante pieghe e quanti piani dovremmo ricreare se dovessimo riprodurlo in creta; analizziamo un volto, quante superfici curve riusciamo a distinguere? approssimando la schematizzazione utilizzando delle superfici piane, di quanti piani avremmo bisogno per rendere appena l'idea di un volto? 10-20-100?
Proviamo ora a sviluppare maggiormente il senso tattile, quello che praticamente può servirci da "controllo" durante una rappresentazione scultorea; proviamo ad occhi chiusi ed utilizzando dita e palmo di una mano a reperire informazioni tattili da un volto, proviamo a sentire le varie superfici e il loro fondersi insieme nel creare la fisionomia; analizziamo le differenti sensazioni che il tatto ci fornisce nelle varie porzioni di un volto, la pelle del contorno occhi, le cartilagini, le guance, le labbra..., proviamo ora lo stesso esperimento in una testa di gesso o di terracotta; proviamo le stesse sensazioni? è possibile riprodurre in una superficie inerte ciò che sentiamo "tastando" in volto reale, vivente?
Un altro ottimo esperimento che sicuramente ci sorprenderà per il risultato finale è quello di tentare un "ritratto" osservando con gli occhi il volto da copiare ma modellando la forma dentro una scatola chiusa in cui non riusciamo ad avere un feed back visivo. Sicuramente vi saranno degli errori e delle forti sproporzioni di forma ma vedremo la perfetta realizzazione di curve, rientri e sporgenze proprie della caratterizzazione di un volto. Cosa più importante eviteremo quegli errori banali causati dal fatto che molto spesso ricreiamo forme "archetipe" che sono presenti nella nostra mente e non nelle situazioni reali, frutto della nostra incapacità di osservare veramente le cose e del nostro maldestro tentativo di riprodurle a memoria