Marino Marini a Pistoia

17. 08. 03
posted by: Damiano Calgaro
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Promossa dalle fondazioni Marino Marini e Salomon R. Guggenheim di Venezia, la retrospettiva che inaugurerà a Palazzo Fabroni il prossimo 16 settembre indaga la produzione artistica di uno degli scultori più rappresentativi del Novecento italiano, con un sistema di raffronti e citazioni che attraversa diverse epoche della storia dell’arte Pistoia celebra uno dei più eclettici artisti del Novecento a cui ha dato i natali, Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980), con una grande retrospettiva che inaugurerà il prossimo 16 settembre a Palazzo Fabroni.

Marino Marini. Passioni visive è il titolo della mostra promossa dalla Fondazione Marino Marini e dalla Fondazione Salomon R. Guggenheim di Venezia, che dopo la tappa di Pistoia ospiterà l’esposizione presso gli spazi della Collezione Peggy Guggenheim, tra i primi atti della nuova direttrice Karole P.B. Vail. Una figura di artista, quella di Marini, che per peculiarità stilistiche ed estetiche trova senza dubbio una sua posizione di rilievo nell’ambito della scultura novecentesca internazionale e che fu molto amata da Peggy, come dimostra l’importante presenza della sua opera in collezione. Tra queste, L’angelo della città, del 1948, un inno alla vita, che troneggia, per volontà della stessa collezionista, davanti alla facciata esterna del museo, aggettante sulla Laguna. LA MOSTRA A PISTOIA La mostra ripercorre le diverse fasi della produzione artistica di Marini, in un lasso di tempo che va dagli anni Venti agli anni Sessanta: un excursus che pone in relazione il suo lavoro con quello dei grandi maestri della scultura del Novecento, come Arturo Martini e Giacomo Manzù, e con l’arte scultorea del passato, dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, da quella medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento, tutti riferimenti che Marini citava e reinterpretava consapevolmente nelle sue opere. Il nucleo principale della mostra è costituito dai Cavalieri, sculture che Marini ha iniziato a realizzare a partire dagli anni Trenta, diventate celebri per la loro arcaica impassibilità che sottintende una sottile ironia nei confronti della società contemporanea