widt

12. 03. 05
posted by: Damiano Calgaro
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Adolfo Wildt (Milano, 1868-1931) è il genio dimenticato del Novecento italiano. Per lungo tempo, nonostante i riconoscimenti e la fama raggiunti in vita - gli fu assegnata per chiari meriti la cattedra di scultura nella prestigiosa Accademia di Brera a Milano e fu nominato Accademico d’Italia - il suo apprezzamento da parte della critica è rimasto controverso. Solo ora si torna finalmente a considerarlo tra i massimi scultori del Novecento. Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. Il passato non è più un flusso lineare di cose trascorse ma, come insegna Baudelaire, un tempo nuovo, decadenza e modernità assieme, una vasta landa di significati cristallizzati - Egitto e Grecia, Gotico e Rinascimento - che sopravvivono l’uno accanto all’altro, disponibili all’uso e al rischio dell’interpretazione.

La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori - che non lo vedevano allineato per i contenuti ancora pervasi dal Simbolismo e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all’arte di regime - sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilizione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell’immagine. Questi aspetti, che ne hanno condizionato per lungo tempo la fortuna, esercitano oggi su di noi un fascino nuovo che solo una grande mostra può finalmente restituire.

Partendo dall’eccezionale nucleo di opere conservate a Forlì, dovute al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della città e della storia nazionale, e grazie alla disponibilità dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e materiali di Wildt), è oggi possibile radunare una serie di straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso più completo della sua produzione sia scultorea sia grafica. L’idea che governa questa esposizione non è semplicemente quella di una rassegna di carattere monografico, ma quella di un percorso che (come nel caso della recente mostra di Forlì su Canova) metta in relazione profonda le sue opere con quelle degli artisti – pittori e scultori – del passato (come Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambaia, Cellini, Bernini, Canova)

http://www.mostrawildt.it/la-mostra.html