La tecnica del'ingobbio

10. 12. 09
posted by: Damiano Calgaro
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ingobbio ceramicoQuestioni di colore

Alcune volte, specialmente nel modellato siamo costretti ad utilizzare impasti colorati (acquistandoli da qualche fornitore oppure preparandoli aggiungendo terre, ossidi o pigmenti all'impasto di base) per ottenere particolari rese cromatiche in fase della cottura finale.
Attraverso l'ingobbio è invece possibile "colorare" esclusivamente la superficie esterna ottenendo lo stesso risultato ma risparmiando inutili spese e/o perdite di tempo.
L'ingobbio, di preparazione simile alla barbottina tranne che per l'eventuale aggiunta di pigmento, può essere realizzato con lo stesso impasto del corpo oppure con terre di diversa origine.
Molto spesso vengono realizzati manufatti in terra rossa (la più economica per intenderci) e poi ricoperti di un ingobbio bianco che fungerà da base neutra per le successive decorazioni (incisione, smalto...).
Attraverso l'uso di differenti ingobbi contemporaneamente è possibile anche ottenere effetti cromatici particolari: marmorizzazioni, sfumature e contrasti.

 

Preparazione

La preparazione dell'ingobbio è relativamente semplice e simile alla preparazione della barbottina: alla polvere o ad un impasto finemente tritato vi si aggiunge una quantità d'acqua tale da costituire una miscela abbastanza densa ed omogenea. Alla miscela ottenuta è possibile procedere con l'aggiunta di ossidi, di terre, di coloranti e addirittura di vetrina (per esaltarne colore e brillantezza) fino ad un massimo del 40% in peso.
In alcuni casi è possibile aggiungere anche polveri particolari che a loro volta daranno altrettanti particolari effetti cromatici e di texture; è il caso di limature di ferro, ottone e metalli in genere che resteranno "incastonate" nell'ingobbio conferendo a quest'ultimo particolari riflessi metallici; oppure l'utilizzo di polveri combustibili di diversa granatura (polvere di caffè, segatura, polistirolo espanso...) che dopo la cottura produrranno dei particolari effetti vuoto/spugnosi.

Tecniche

Va subito premeso che l'ingobbio, affinchè aderisca bene, deve essere applicato quando l'impasto sottostante è ancora umido o a durezza cuoio (altrimenti esiste la possibilità che si sfogli o si crepi).
Va applicato a immersione, a spruzzo (utilizzando però un aerografo modificato con ugello di almeno 2 mm), a pennello, a colata, a tampone... fino ad ottenere uno spessore di almeno 1.5-2 mm.
Una volta che l'ingobbio è relativamente asciutto è possibile procedere ad ulteriori finiture come la graffiatura, l'incisione, la sovrapposizione di altri ingobbi colorati, la texturizzazione con spugne, timbri, foglie, stoffa...
L'interessante tecnica della marmorizzazione tramite 2 o più ingobbi consiste nello stendere nel manufatto una prima mano di ingobbio base e, prima che questo asciughi, applicarvi sullo stesso delle goccie (oppure delle righe o dei disegni) di un altro ingobbio di colore contrastante utilizzando una siringa oppire una peretta; prima che i due ingobbi inizino ad asciugarsi è necessario imprimere al manufatto dei movimenti veloci che favoriranno la parziale miscelazione degli ingobbi e la formazione del cosidetto "effetto marmo" con le caratteristiche sfumature e sovrapposizioni di colore.